Roccagloriosa - I Lucani dell'Entroterra
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Roccagloriosa

Roccagloriosa

Con la sua frazione di Acquavena, è inserita nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (dal 1998 dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità). È un centro dalla storia antica e stratificata, ha conservato il suo considerevole patrimonio storico-artistico riservando profonda attenzione alle testimonianze storiche, archeologiche e paesaggistiche.

Le testimonianze più antiche fino ad ora rinvenute risalgono al Neolitico. Sulla collina “Le Chiaie” sono stati rinvenuti frammenti di ceramica dell’età del bronzo e insediamenti dell’età del ferro (VIII-VI sec. a.C.).

Il nucleo abitativo di Roccagloriosa raggiunse il suo più ampio sviluppo nel corso dell’età lucana (IV-III sec. a.C.); le campagne di scavo hanno definito la pianta dell’abitato, i vari nuclei insediativi, la tipologia delle abitazioni disposte su regolari perimetrie e la presenza di edifici destinati a un uso collettivo. Dalle testimonianze della necropoli “La Scala” (fine V e primi decenni del III sec.) si ritiene vi fosse un’articolata organizzazione della vita e dei rapporti sociali. La distribuzione delle sepolture ha indicato divisioni generazionali e la presenza di un’oligarchia gentilizia.

L’antico abitato di Roccagloriosa era localizzato sul versante occidentale del monte Capitenali e circondato da una cinta muraria risalente al IV secolo a.C; il territorio era caratterizzato da colline situate tra il Mingardo e il Bussento.

Tra il IV e il III secolo, esso si presenta come un villaggio, una borgata con edifici, aree sepolcrali e fornaci. L’archeologia ha permesso inoltre di documentare la presenza sia di una classe gentilizia sia di un ceto intermedio stanziato soprattutto nei villaggi e nelle fattorie.

Dai materiali più antichi rinvenuti, sappiamo che il territorio fu abitato fin dal Neolitico con continuità fino all’età del Bronzo e del Ferro. Possiamo però parlare di un vero e proprio sviluppo insediativo a partire dalla metà del V secolo a.C., in particolare nella zona del Pianoro Centrale, ove sono state segnalate abitazioni a pianta rettangolare alcune delle quali di particolare dimensione. La zona del Pianoro presentava isolati disposti parallelamente lungo i lati di una strada scavata per la lunghezza di circa 30 metri. Tra i ritrovamenti: un’abitazione gentilizia organizzata intorno ad un cortile centrale con probabile funzione cerimoniale, una serie di ambienti decorati in stucco e un’iscrizione su lamina di piombo connessa alle attività rituali che dovevano svolgersi nel cortile porticato. Intorno al III secolo, parte del sito del Pianoro Centrale fu utilizzata per le attività produttive e ciò si rileva anche dalla presenza di tracce di una fornace utilizzata per la produzione vascolare. Le testimonianze materiali portate alla luce dagli scavi rappresentano una prova inconfutabile della presenza di gruppi socialmente e culturalmente elevati, di famiglie aristocratiche al potere, di una strutturata organizzazione comunitaria e dell’esistenza di rapporti commerciali e culturali con la Magna Grecia. Accanto alle indagini di scavo nella zona dell’abitato presso il monte Capitenali, è stata effettuata una ricognizione intensiva sul territorio circostante.